Pedro Lenz, Bern (CH)

Pedro Lenz, nato a Langenthal nel 1965, vive a Berna. Lenz è stato proposto per il concorso da André Vladimir Heiz.


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Pedro Lenz

Territorio nazionale

 

Per favore, desidero raccontarti, voglio raccontarti, devo raccontarti, ti racconterò come tutti i lunghi anni infine se ne sono andati, lontano, lontano, molto lontano da me.

Permetti che cominci dal paese, dal paese della mia infanzia, per meglio dire dalla scuola, che portava il nome del nostro quartiere, non come altre scuole, che invece sono intitolate ad un famoso pedagogo. Iniziò tutto a scuola. Lassù, al secondo piano.

Frank se ne sta semplicemente lì e colpisce al volto il vecchio Niederberger.

Intendo che tu devi immaginartelo. Davvero, deve entrarti in testa prima di tutto come Frank se ne stia lì, come fosse lui il professore, e non Niederberger, come se Frank lì fosse il capo, come se fosse colui che possiede il Verbo, il nostro Frank, 15 anni di tristezza in corpo, allievo della prima scuola superiore e colpisce al volto il suo insegnante di francese. Dico sul serio. Cose del genere devi dipingertele per poterle comprendere.

L'intera classe in un silenzio di tomba, completamente irrigidita, la lavagna a muro con il verbo mal coniugato, il plastico della Svizzera di Kümmerli&Frey, la verde parete in feltro e lì accanto il grande poster dei Beatles che ci dava tanto sui nervi, perchè già allora avevamo la percezione che i Beatles non ci sarebbero mai piaciuti, mai e poi mai, con il loro garrire al bel tempo, e certo noi avremmo amato molto di più Frank Zappa, ma non potevamo, perchè era semplicemente tabù, Zappa, con la sua Bobby-Brown-Song, nella quale, come aveva sostenuto qualcuno, c'era in ballo qualcosa di perverso che noi non però non comprendemmo del tutto, pur sapendo che doveva essere davvero interessante.

Tutto tranquillo dunque, quella mattina, bambine e fanciulli perfettamente in silenzio. Una tipo di silenzio nel quale anche il più stupido può notare: adesso succede qualcosa, deve succedere qualcosa, prima o poi, probabilmente più prima che poi.

Là davanti c'è Frank, prende lentamente il gesso con la sinistra, così gli rimane libera la destra e hopp, si scaglia contro il cattivissimo Niederberger, cui dovevamo sempre dire „Oui Monsieur", „Non Monsieur" e „Pardon Monsieur", cento volte per lezione, sebbene il suo francese fosse di poco migliore del nostro. Mi segui?

Nessuno avrebbe creduto che potesse accadere una cosa del genere, intendo nessuno di noi, eccetto forse lo stesso Frank, perchè di certo lui doveva saperlo, al più tardi quando prese il gesso con l'altra mano, proprio per avere libera quella con cui colpire. Oppure mi si deve mostrare qualcuno che in un'aula scolastica osi colpire al volto il proprio insegnante di francese senza tenersi libera la mano con la quale liberare più forza.

Scusa se ho iniziato a raccontare proprio dal bel mezzo della vicenda. Spero tu non creda ora che io sia incapace di concentrarmi sull'intera storia. Bene bene bene, ci sono alcuni che ritengono ch'io faccia fatica a concentrarmi, ma loro non hanno idea, non hanno idea di nulla.

Raccogliermi spiritualmente, calmarmi, questo posso farlo molto bene, l'ho già dimostrato piuttosto spesso, l'ho dimostrato continuamente, ad eccezione forse di una volta, durante il servizio militare, quando ad occhi chiusi dovevo smontare il fucile e poi rimontarlo. Venticinque volte, una dietro l'altra, dovevo mettere tutti i pezzi su di un panno, dovevo denominarli uno ad uno e infine riassemblarli nella giusta sequenza. Sbagliato! Ricomincia dall'inizio. Ancora sbagliato!. E così via, finchè il sottotenente disse: „Cagna renitente, non è possibile, non è normale che esista qualcuno così renitente!"

Pedro Lenz (Foto ORF/Johannes Puch)

Non era vero. Sono tutt'altro che renitente. Se lo voglio, posso disporre tutto in sequenza logica. Tuttavia, devo iniziare da quella mattina durante la quale Frank ha schiaffeggiato Niederberger davanti a tutta la classe. Potrebbe sembrare inessenziale, ma è purtroppo assolutamente essenziale, perchè dopo quel fatto nulla è più stato come prima, mai più.

Chiaro, Frank subì naruralmente un provvedimento disciplinare, non s'era trattato certo di una bagatella. Danno fisico e tutto il resto, logico. Quindi Frank andò in una scuola speciale, doveva andarci, che lo volesse o no, era stato stabilito dal tribunale per il minorenni, misure socialpedagogiche oppure classe d'inserimento, o come diavolo le chiamavano, non ricordo più il termine esatto. Si tratta di quelle delibere per le quali i legislatori escogitano un nome significativo. Ma per il nostro caso si trattava semplicemente di una pena, punto.

Non sarebbe durata a lungo, in un modo o nell'altro, intendo con la scuola, ancora un paio di mesi, poi lui se ne sarebbe andato, ce ne saremmo andati tutti insieme. E probabilmente avremmo fatto insieme l'apprendistato, Frank ed io.

Dimmi, lo sai? No, tu non puoi saperlo. Molti si ricordano solo vagamente, ma lui era interessato anche a cose serie, il nostro Frank. E' vero. Insieme a me, per una settimana, nell'autunno del 1980, ha perfino ficcato il naso nella W.Boesiger AG, edilizia di superficie e sotterranea. Frank era dotato, lo si vedeva subito. E presto imparò qualcosa sui rapporti di miscela tra sabbia e calce, cemento ed acqua, era in grado di prendere nota di cose di cui io invece per lo più mi dimenticavo. Dico le cose come stavano: per talento ed energia, Frank sarebbe potuto diventare un muratore di prima classe, era certo. Una volta un vecchio capomastro gli disse che lui aveva una mano d'oro. „Di te sarà qualcosa di buono", così gli aveva detto il capomastro. Me lo ricordo bene, perchè gli sedevo accanto a pranzo, in quella baracca, mangiavamo pane bianco intinto nell'olio, ed io sarei stato molto contento se un superiore mi avesse detto qualcosa di simile.

Chiaro, magari non sarebbe successo nulla, neppure se si fosse trattenuto in quell'ora di francese, se non avesse fatto nulla a Niederberger, oppure se, cosa altrettanto immaginabile, quella mattina non fosse venuto a scuola. Perchè in quello stesso inverno è morto il padre di Frank, proprio nello stesso inverno, solo pochi giorni dopo il contrattempo.

Anche quella fu una brutta storia. All'inizio si trattava solo di dolori ai vasi. Dopo poco si trasformò in cancro, poi un paio di controlli in ospedale, un paio di quelle radioterapie, di quelle giuste, cioè di quelle che ti bruciano la pelle dolorosamente, come le scottature, solo molto più forte e alla fine: basta, ciao, morto, amen. Tutto qua, in una maniera follemente rapida.

Al Signore onnipotente creatore della vita è piaciuto chiamare a sè suo figlio. Questo era scritto nell'annuncio mortuario che ancor oggi conservo, una frase terribilmente difficile da capire, soprattutto se si crede un po' in Dio, come me, allora. Ci si chiede quasi inevitabilmente anche perchè debba piacere al Signore che ad un giovane muoia improvvisamente il padre. Un fatto come questo non piace a nessuno, anche nel caso in cui il padre sia stato di rado cò ci si può augurare che un padre sia. Lo so, lo so, alcuni padri sono cattivi, ma nonostante ciò non si deve desidere necessariamente che piaccia al Signore Dio di farli morire.

Sua madre poi fu quasi felice che il suo Frank, a causa dello schiaffo rifilato all'insegnante di francese, fosse finito in quella scuola speciale, o almeno al'inizio, quantomeno per sè, perchè c'erano ancora i fratelli piccoli, i cani, l'orto, il ciliegio e le pulizie da fare, tutto questo messo insieme le dava già abbastanza da fare. Ed è piuttosto comprensibile che una madre si senta sollevata se il suo figlio più grande e più difficile se ne va lontano, lì dove c'è qualcuno che pensa a lui.

Si accetti ora, per una sola volta, il fatto che, nel caso non si fosse verificato quell'incidente a scuola, sia potuto accadere che la madre di Frank dicesse che un apprendistato, in quelle condizioni, non era assolutamente pensabile: per motivi di denaro e perchè non avrebbe potuto lavare con continuità gli abiti di lavoro, perchè allora, come ti ricorderai bene, nelle case d'affitto vigeva spesso una regola molto stringente, così che in alcuni blocchi abitativi si poteva fare il bucato solo ogni 14 giorni, per cui, alle persone che per esempio lavoravano nei cantieri edili, e dunque sporcavano facilmente i propro abiti da lavoro, quella regola risultava in qualche modo troppo restrittiva.

Pedro Lenz (Foto ORF/Johannes Puch)

Ma è altrettanto immaginabile che lei avrebbe permesso che lui diventasse muratore e sarebbe stato magnifico che non avesse fatto nulla a Niederberger e dunque non fosse successo nulla, così che lui non sarebbe dovuto andare nella scuola speciale. Posso solo immaginarmi come ci saremmo divertiti, Frank ed io, nei grandi cantieri edili. Certe giornate di lavoro mi sarebbero sembrate più brevi.

Probabilmente sul lavoro avrebbe potuto prendere le mie difese, almeno qualche volta, rispetto a Dobler, per esempio, perchè era un vero diavolo, quel Dobler; oppure più avanti, dopo l'apprendistato, a Oberglatt, in coincidenza con quella festa aziendale, quando erano tutti ubriachi: mi tirarono giù i pantaloni e mi misero sul tavolo ed io fui costretto a pensare che la cosa migliore sarebbe stata morire all'istante, come il padre di Frank. Ma non sono morto, no, ho sentito esattamente, anche troppo esattamente quello che hanno detto.

Allora, adesso vogliamo vedere se il nostro giovane muratore ha già peli sui coglioni.

Poi il clic di un accendino e quel riso da ubriachi che ancor oggi qualche volta sogno, finchè sudato e tremante mi sveglio e mi domando perchè l'abbiano fatto proprio con me, quando, oltre a me, c'erano molti altri giovani muratori, in quella ditta che tra l'altro figurava allora come una delle più grandi nel cantone di Zurigo, intendo prima che fosse venduta.

Ma no, doveva accadere a me. Lo hanno fatto con me. Dio, non era nulla, davvero. Era terribile. Sì, terribile, soprattutto perchè hanno partecipato tutti, non ce n'è stato uno che almeno avesse detto. Bene, è stato divertente, ma ora smettiamola, adesso è abbastanza. No, quella volta non lo disse nessuno. Tutti, questo sì, hanno riso tutti, eccetto me.

Dov'ero arrivato? Nella scuola speziale dov'è dovuto andare Frank, sebbene non per molto tempo. Per questo non ha potuto trovare un lavoro, a causa dei provvedimenti sociopedagogici, lo sapevano tutti, lui doveva scriverlo nelle domande di lavoro. E uno come lui non lo voleva nessuno. Eppure non era come se lo mmaginavano, o almeno non lo era ancora. Infine entrò alla posta, come manovale presso il servizio postale ferroviario di Berna, perchè quelli, ai nostri tempi, prendevano uno anche senza che avesse terminato l'apprendistato e il lavoro era pagato non così male, dico pagato non così male perchè un disegnatore di fabbricati, per esempio, casualmente lo so con una certa precisione, dunque, un disegnatore di fabbricati, dopo l'apprendistato guadagnava qualcosa meno di Frank, che pure non aveva terminato l'apprendistato.

Talvolta a quell'epoca ci siamo reincontrati. Non essere arrendevole, mi ha detto Frank, aggiungendo che mi sarei dovuto difendere prima, dunque prima che gli altri si ubriacassero, che arrivassero all'idea di tirarmi giù i pantaloni ecc. Di certo era vero, ha detto bene, sebbene la cosa non sia così semplice, perchè prima non avevo idea di che cosa avessero in testa. E quando lo venni a sapere non potevo fare nulla per oppormi, perchè mi bloccavano le braccia e premevano la parte superiore del corpo sul piano del tavolo, in tre o in quattro, tutto questo nonostante io urlassi e ruggissi. Frank avrebbe potuto aiutarmi, ma, come detto, era già da tempo presso il servizio postale ferroviario.

Dimentichiamo il fatto che abbia detto questo a Frank. Ed oggi io, proprio io, sono lo stesso che allora ha detto „dobbiamo dimenticare", dunque oggi sono quello che se lo ricorda, sebbene non lo voglia. Ma questo ha a che fare, come detto, col fatto che continuo a sognare quella storia.

Pedro Lenz (Foto ORF/Johannes Puch)

I sogni sono osceni. I sogni hanno la memoria più infame che si possa immaginare. Non potrò comprendere come ci sia gente che si diverte con i sogni. I sogni sono il male.

Può darsi che non sia la cosa più saggia da fare se io ora racconto quasi esclusivamente di Frank, tanto che tu potresti pensare che lui sia stato il mio unico amico, per quanto non sia del tutto chiaro se lui è stato in tutto un vero amico. Io penso di sì, solo, e non lo dico contro di lui, voglio far presente quanto le amicizie e simili questioni siano difficili da valutare. Talvolta si ha un amico e ci si accorge che in realtà non lo è, ma talvolta, per quanto sia meno frequente, accade anche il contrario.

In ogni caso tutto iniziò col mio ingresso a scuola, nel 1972, nello stesso anno in cui Bernhard Russi vinse il titolo olimpionico a Sapporo, con l'aiuto della fortuna del resto, perchè in quell'inverno il migliore era Karl Schranz, un austiaco di Sankt Anton, ma non potè partecipare a Sapporo, e non domandarmi per favore perchè non potè partecipare. Ci sono talmente tante cose che da piccoli non si comprendono e neppure più tardi verranno mai capite! Solo, non è chiaro perchè, nonostante ciò, rimangano nella memoria.

So anche, per esempio, che in quel periodo era presidente Richard Nixon, intendo degli Stati Uniti. Sentivo sempre il suo nome per radio, a mezzogiorno, quando mio padre ascoltava le notizie e noi tutti dovevamo stare zitti. Venivano citati sempre Nixon e Breznev, il presidente dei russi, e qualche volta anche papa Paolo VI, o il presidente federale Gnägi, ma quello citato più di frequente era Nixon.

Mio padre ogni volta tornava a casa poco prima delle ultime notizie radio e prima di sedersi a tavola per il pranzo dava un'occhiata alla posta, nel caso ci fosse un annuncio mortuario. Le altre lettere le lasciava lì per aprirle dopo pranzo. Nel caso trovasse un necrologio lo leggeva senza indugio, stando in piedi. Poi citava il nome del morto, un poveraccio, e notava come fosse incredibile, perchè se ne sarebbe potuto andare un altro, o un altro ancora. Un poveraccio, è toccato a lui, eppure era così pieno di vita, ma quando scocca l'ora non c'è niente da fare. Certo, certo, il signore con la falce viene quando e come vuole. Questo diceva mio padre. Dopo di che ci augurava buon appetito e iniziava a mangiare, sebbene sapesse che la mamma avrebbe detto volentieri una preghiera, cosa che poi faceva, ma in silenzio e solo per sè, mentre mio padre non era mai stato il tipo che si dedicasse alle preghiere.

In quell'anno dunque iniziai a frequentare la scuola, dov'era una cara insegnante che una volta nella relazione sull'attività scolastica scrisse che ero educato, preciso nella grafia e un po' introverso. Allora non compresi quella relazione, la capirono solo i miei genitori, ma non mi importava nulla, perchè tanto era stata scritta per loro. L'unica cosa che neppure loro capirono era quel „introverso". Per questo mio padre chiese a Toni, il conciapelli che abitava nel piano sopra al nostro e possedeva un grande vocabolario. Simili questioni duravano piuttosto a lungo, intendo la ricerca delle parole e le discussioni che ne derivavano.

Naturalmente nella mia vita accadde qualcosa anche prima di quel 1972, chiaro. Ma questo lo so solo grazie alle foto e alla diapositive che ogni tanto ci mettevamo a guardare quando veniva a trovarci la zia nubile, l'unica sorella si mio padre, quella che era rimasta zitella senza che io abbia mai saputo il perchè.

Ricordo con precisione la mia vita solo dal momento in cui andai a scuola, nulla invece degli anni precedenti, quando devo aver ragionato più o meno come un gatto che si muove furtivo in giro per un quartiere. I bambini piccoli e i gatti non hanno bisogno di ricordare, perchè per loro ciò che è stato può risultare assolutamente indifferente. Il ricordo inizia con la scuola, perchè in quel momento si comincia a leggere, a scrivere, a produrre le lettere, si diventa un vero uomo, capace di orientamento, verso il passato e verso il futuro. E' davvero così. Senza le lettere si può conoscere solo ciò che è appena accaduto, oppure ciò che altri riferiscono, ma in questo modo si apprendono molte menzogne.

Arrivai a scuola con Locher Urs, che allora era il mio migliore amico ed aveva una cartella di pelle di capra bianca e nera, poi con Res, il quale giocava così bene a calcio che in ogni partita voleva essere Günter Netzer, ma è chiaro che non lo era, perchè ce n'erano molti altri che volevano esserlo. Nella mia classe c'erano poi Hebel, quello che di solito aveva soldi in tasca, a differenza di noi altri, vorrei dire. Casualmente Hebel è rimasto ricco anche dopo gli anni della scuola e continua ad esserlo. Se si guarda la storia da questo punto di vista per Hebel non è cambiato nulla, come per noi del resto.

Per quanto riguarda le femmine, mi ricordo ancora di Sabine, ma questo è facile da ricordare, perchè ce n'erano forse tre o quattro di Sabine, dev'essere stato un nome di moda, allora, ma ricordo particolarmente bene una Sabine che aveva la treccia e le lentiggini, e Chantal, che sotto sotto trovavo bella e che era un po' diversa dalle altre bambine, per quanto, fare oggi queste considerazioni non è davvero così importante.

Frank non era ancora della classe, arrivò solo un anno più tardi, quando suo padre trovo un posto nella fabbrica di tessuti e dunque Frank e la sua famiglia si trasferirono nel nostro paese.

Una mattina ce lo trovammo lì d'improvviso. L'insegnante l'aveva accompagnato per mano in classe. Non gli lasciava la mano e tutti si chiedevano per quale motivo la signorina Bühler non gliela lasciasse, finchè lei iniziò a dirci che lui era Frank, che era nuovo e che dovevamo essere carini nei suoi confronti e tutte quelle cose che un'insegnante deve dire quando presenta alla sua classe un nuovo alunno, temendo che lui non riesca a socializzare, un'eventualità questa che se si presentasse non farebbe che aumentare i problemi.

Ma non era stata lei a non volergli lasciare la mano.Era stato lui! Me lo ha confermato lui successivamente. E mi ricordo che a lezione di francese, con Niederberger, dovevamo leggere un romanzo nel quale, proprio all'inizio, viene introdotto in una classe un alunno di nome Bovary, che poi nel seguito della storia diventerà uno sfigato, perchè sua moglie andrà a letto con un altro. Si tratta di un romanzo terribilmente triste, se ci sarà l'opportunità lo rileggerò, ma probabilmente in tedesco, perchè in francese è troppo difficile.

Di certo, anche se lasciamo il romanzo da parte, la storia non cambia. Da quel momento Frank fece parte della nostra classe, che è come dire della nostra vita, perchè naturalmente in quegli anni la classe era l'intero nostro mondo. Già mentre facevamo colazione eravamo contenti, pensando al momento in cui, con le scarpe semi allacciate, saremmo usciti rapidi da quegli appartamenti che allora ancora odoravano di quel prodotto con cui si trattavano i pavimenti.

Noi tre, Locher, Frank ed io, andavamo a scuola insieme. Abitavamo vicini e conoscevamo ogni fiore ed ogni ciottolo lungo il percorso, tanto per dirlo in una maniera un po' esagerata, perchè è chiaro che non si possono conoscere tutti i ciotoli, tanto più nel mio quartiere, dove c'erano molti sentieri con ciotoli.

Pedro Lenz (Foto ORF/Johannes Puch)

Presso il canale di piena, dove l'acqua veniva indirizzata quando il torrente dedordava, ci fermammo una prima volta per vedere se la piena aveva portato qualcosa a riva, magari qualcosa d'importante. Oro, per esempio, oppure una borsa piena di soldi o cose del genere. Ma quando c'era qualcosa, lì, accanto alla piena, si trattava per lo più di una singola scarpa, di calotta da ciclista della Toyota, di un topo morto, insomma solo di quel genere di cose che ad una prima occhiata sembrano chissà che cosa e di cui però, alla fine, non te ne fai nulla.

Alcune volte trovavamo qualche gambero di fiume, li raccoglievamo in una busta di plastica e li portavamo a scuola infilati dentro a barattoli, ma quella non era una cosa buona, perchè in scienze della natura la signorina Buehler con noi era arrivata ai fagioli e nel programma lo studio degli animali sarebbe avvenuto solo da lì a un paio d'anni, tanto più che i gamberi di fiume, se li si dimenticava dentro i barattoli, morivano, perchè mancavano loro l'aria e l'acqua.

Siccome nel canale era raro trovare qualcosa di ragionevole, nei pomeriggi liberi giocavamo a calcio o alla guerra tra bande. La nostra banda si chiamava Ragazzi Fulmine. Un nome scemo, lo so, ma pratico, perchè era facile per tutti indicare un fulmine, mentre quelli della Grubenstrasse, che si chiavano Tigri Bianche, dovevano fare una gran fatica quando, per esempio, volevano incidere un tigre su di una corteccia d'albero. Oggigiorno i ragazzi incidono meno cortecce d'albero, e questa è certo una buona cosa per la salute degli alberi.

Ma volevo raccontarti della via che portava a scuola e del fatto che lì c'erano buoni motivi per attardarsi. Il canale era sicuramente il motivo principale. Ma c'era anche il chiosco della signora Püntener, alla quale non importava di ridirci ogni volta tutti i prezzi, sebbene sapesse bene che noi non potevamo comprare nulla, a parte quella o quell'altra cingomma, ma anche quelle di rado. Solo Hebel poteva comprare qualcosa di significativo, un cartoccio di Wunder, o un Buffalo Bill, che ci dava da leggere solo quando si presentava come indecentemente usato, la qual cosa a noi non importava nulla, perchè ci interessava poco Buffalo Bill.

Ciò che non era più parte della via che portava a scuola, ma che tuttavia non si può assolutamente dimenticare, erano i terreni acquitrinosi. I terreni acquitrinosi si trovavano già al di fuori del nostro territorio. Tuttavia li conoscevamo molto bene. Inoltre, il padre di Locher aveva un libro su quei terreni dove si poteva leggere che già esistevano già da molto tempo e che sarebbero stati inventati dai monaci del monastero di Sankt Urban, dove da tempo non ci sono più monaci e dove ora si trova una clinica psichiatrica. Tutto questo non lo lessi di persona, ma me lo raccontò Locher.

Ora, i terreni acquitrinosi erano belli. Lo sono tuttora, perchè ora vengono salvaguardati come patrimonio naturale. Si tratta di terreni quasi del tutto normali, ma sono attraversati da piccoli canali e lì dove i canali si incrociano si trovano delle chiuse in legno che si aprono o si chiudono secondo necessità. Quando quei terreni vengono irrigati è come se diventassero dei piccoli laghi. Detto per inciso, tutto questo dev'essere buona cosa anche per gli specchi freatici.

A me i terreni acquitrinosi piacevano in particolare d'estate, prima che venisse tagliata l'erba. Odorava di sicurezza, almeno pensandoci ora, dunque con uno sguardo retrospettivo. Ma oggi non vado più da quelle parti. Ci va solo chi possiede un cane ed io non ne ho.

Frank era particolarmente aggressivo. Era come tutti noi. Qualche volta facevamo a lotta e lo scontro terminava quando uno dei due finiva sotto con entrambe le spalle a terra. Se qualcuno che voleva proseguire il combattimento veniva subito bloccato dagli altri.

Pedro Lenz (Foto ORF/Johannes Puch)

Cito tutto questo solo perchè non si abbia la falsa impressione che l'incidente accaduto con l'insegnante di francese abbia caratterizzato tutti i nostri anni. No, no, Frank non era nè aggressivo, nè collerico. Allora c'era di peggio; io, per esempio, perchè per un stupidaggine potevo perdere del tutto la testa. Come accadde quel pomeriggio, quando mostrai la mia nuova bicicletta ai miei amici, una Mondia Sport con l'intelaiatura color rosso vino e quattro cambi. Me l'aveva comprata mio padre, quando eravamo passati alle medie e dunque la via per arrivare a scuola era più lunga. Bub, aveva detto mio padre, quando avevo la tua età non potevo neppure sognarmela una bici da corsa così, perchè a quel tempo semplicemente era impossibile riceverne una del genere per regalo, allora non si poteva avere praticamente nulla in regalo. Avevo annuito ed ero subito salito sullla bici. Provai una bella sensazione, una sensazione che si prova poche volte nella vita.

Res volle sapere se poteva farci un giro. Non fare l'egoista, aggiunse e prima ancora che potessi dirgli di stare attento era già partito. Avevo una paura terribile che potesse succedere qualcosa ed infatti accadde, perchè quando Res alla fine riapparve aveva la bici sulle spalle, come quelli che fanno il ciclocross, che ogni tanto devono scendere per superare un ostacolo. La ruota anteriore e la forcella della mia nuova bici erano completamente fuori uso, perchè era scivolato in una curva piena di sabbia sottile, di quella che si deposita appunto in alcune curve. Era terribile e volevo urlare dalla disperazione, perchè dovevo pensare a mio padre e a quello che aveva detto, che avrei dovuto trattare la bici con cura. Ma, ed era questa la cosa che davvero mi scocciava, i miei amici sbraitavano dal riso e anche Res trovava divertente il fatto di aver distruto la mia bici. A quel punto mi si è disinnestato qualcosa in testa. Mi sono gettato su Res e probabilmente l'avrei ucciso se non si fossero gettati tutti su di me e non mi avessero trattenuto. Mi hanno tenuto finchè non ebbi più forza, nè per urlare, nè per fare altro. Poi se ne andarono, mentre io rimasi lì con la bici rotta. La mia disperazione era così grande che presi a mordermi un braccio fino a farlo sanguinare.

Che cosa ti è successo al braccio? Domandò il vecchio Hossmann, quello del negozio di biciclette. Sono finito in un reticolato, un faro mi ha talmente abbagliato che ci sono finito dentro senza vederlo. Quanti soldi ci vorranno?

Vedremo. Te la riparo per venerdì. Ma ora smetti di urlare. Hossmann era un uomo buono e potei ammortizzare la fattura: era tempo di vacanza, così lasciò che gli pulissi l'officina e il magazzino. Ci vollero quattro giorni ed io ero contento del fatto che lui avesse creduto alla storia del reticolato. E' sempre meglio passare per un povero sfigato, piuttosto che tutto il mondo sappia che il danno è stato causato dai tuoi amici.

Senza rendermene conto ho divagato di nuovo, mentre volevo dire semplicemente che Frank era fondamentalmente tranquillo e dotato di autocontrollo, mentre io non ero nella condizione di irraggiare tranquillità interiore, o almeno non lo sono stato fino ad oggi.

La scuola proseguì, finchè Frank colpì l'insegnante. Dal quel momento in poi nulla fu come prima. Per me in un certo senso poteva restare tutto invariato. Ma sento che ne dovrò parlare ancora a lungo, altrimenti non migliorerà mai.


Tradotto da Vito Punzi
 

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